TERRORE NEONAZI, L’INCUBO TEDESCO

Il ritorno del terrorismo nero, con la scoperta dei 10 omicidi compiuti dalla cosiddetta cellula di Zwickau legata al gruppo Nationalsozialistische Untergrund (Nsu), ‘Sottosuolo nazionalsocialista’, ha ormai coinvolto il Verfassungsschutz, l’organismo statale che vigila sulla salvaguardia della democrazia in Germania. E in generale tutti i servizi segreti del Paese sono finiti nella tempesta, dopo la rivelazione della Frankfurter Allgemeine Zeitung che ha scoperto la presenza di un funzionario statale sul luogo di uno degli omicidi compiuti dai 3 terroristi indagati (due sono morti suicidi, una è agli arresti). Si tratta dell’assassinio di un cittadino turco di 27 anni, avvenuto in un Internet-Caffè a Kassel nel 2006.

«Finora dai registri risultava che il collaboratore del Verfassungsschutz avesse lasciato qualche minuto prima il luogo del delitto», ha scritto il quotidiano di Francoforte, «e la sua presenza nell’Internet-Caffè era stata derubricata a una semplice fatalità. Ma le informazioni raccolte dal nostro giornale testimoniano che l’uomo era ancora presente quando avvenne la sparatoria che causò la morte del 27enne. Nella sede dell’Assia del Verfassungsschutz non c’è gran voglia di parlare, un portavoce si è limitato a dire che il caso era stato trattato dalla procura della Repubblica di Kassel nel 2007 e poi archiviato perché non era stato riscontrato alcun collegamento tra la presenza del funzionario sul luogo e l’omicidio».

Sono dichiarazioni come queste che alimentano il sospetto che all’interno dei servizi segreti qualcosa sia andato storto nel rapporto con le cellule dell’estremismo nero. Dilettantismo, nel migliore dei casi. Ma c’è la preoccupazione che la trascuratezza nelle indagini sia dovuta più alla presenza di una sorta di zona grigia, nella quale il confine tra controllori, estremisti, infiltratori e confidenti non sia stato sempre limpido.

«Il funzionario in questione è noto tra gli abitanti della sua cittadina di origine nell’Assia del nord con il soprannome di ‘Piccolo Adolf’», ha proseguito la Faz, «passa per un patito di armi, ritrovate in quantità nella perquisizione effettuata dopo l’omicidio di Kassel assieme a estratti del Mein Kampf di Adolf Hitler. Nelle informazioni trapelate 5 anni fa, si era parlato soltanto del ritrovamento di un libro sui killer seriali. L’uomo è comunque stato sospeso dalla sua attività con il Verfassungsschutz e lavora attualmente in un ufficio della presidenza del governo regionale dell’Assia».

Nel frattempo ha dovuto difendersi anche l’ex capo del Verfassungsschutz della Turingia, la regione di Jena da dove proviene il trio della cellula di Zwickau, accusato di avere impedito l’arresto dei terroristi nel 1998 e di averli anzi utilizzati come informatori. Helmut Roewer, in carica dal 1994 al 2000 e anche lui sospettato di simpatie estremiste, ha ribaltato l’accusa per il mancato arresto sulla polizia, a suo dire unica responsabile per la convalida del fermo, e ha negato ogni collegamento diretto con i tre uomini del gruppo.

Difese che ora sono al vaglio degli inquirenti. Ma quanto emerge ogni giorno dalle indagini ha scatenato dibattiti e polemiche nel mondo politico e nell’opinione pubblica. La Zeit si è chiesta come sia stato possibile che «la cellula di Zwickau abbia agito indisturbata per tanti anni, nonostante l’ambiente dell’estrema destra in Turingia sia stato setacciato con l’aiuto di confidenti e infiltrati». Per il settimanale di Amburgo, il problema è proprio in tale sistema: «È tempo di rivedere questa zona grigia, i servizi segreti dovrebbero riflettere su quanto sia sensato strappare per molti soldi informazioni a convinti neonazisti, senza poi avere la possibilità di valutarne la veridicità».

La politica ha cominciato a prendere in considerazione l’eventualità di rinunciare agli informatori interni. Verdi, Spd e Linke spingono con forza in tale direzione. Dal congresso della Cdu di Lipsia, assieme alle parole di circostanza di Angela Merkel («La serie di omicidi è una vergogna per la Germania, i delitti devono essere indagati immediatamente e senza riserve»), si sono uditi anche i primi ripensamenti sulla pratica di ingaggio dei confidenti da parte del partito conservatore. Come ha scritto la Süddeutsche Zeitung «il capogruppo al Bundestag Volker Kauder ha dichiarato di voler mettere alla prova l’efficacia dell’utilizzo degli infiltrati». Il partito ha anche annunciato di voler verificare i presupposti per avviare una richiesta di messa al bando dell’Npd, il partito di estrema destra tedesco che è presente con alcuni rappresentanti in alcuni consigli regionali dell’ex zona orientale: un tentativo simile era già fallito nel 2003, proprio perché non era chiaro quale ruolo giocassero gli infiltrati del Verfassungsschutz nelle attività del partito. «È un passo molto rischioso», ha sostenuto il ministro degli Interni Hans-Peter Friedrich (Csu), «possibile solo con la rinuncia al sistema degli infiltrati. In questo caso, saremmo per molti anni a digiuno delle informazioni dirette sull’attività dell’Ndp». Ma è proprio sulla utilità di queste informazioni che il dibattito è ora concentrato.

(Pubblicato su Lettera43)