I PIRATI FANNO SUL SERIO

L’ascesa dei Pirati nell’Olimpo della politica tedesca appare inarrestabile. L’ultimo sondaggio, pubblicato dal settimanale Stern e realizzato da un istituto di tutto rispetto come Forsa, attribuisce loro il 12% a livello nazionale. Uno choc per i partiti tradizionali, che ora sembrano davvero soffrire la concorrenza di questa armata giovane, caotica, indefinibile. «L’onda lunga del successo nel Saarland si è riflessa immediatamente nelle intenzioni di voto degli elettori», ha riportato il settimanale sul suo sito online, «e in una settimana la Piratenpartei ha guadagnato cinque punti percentuali, schizzando al 12%. È il punto più alto raggiunto dal partito fondato appena sei anni fa, che ora tallona i Grünen scesi nel gradimento al 13%».

Quasi scompaiono i dati relativi agli altri partiti, sebbene l’avvicinarsi delle importanti elezioni in Schleswig-Holstein e Nord Reno-Westfalia renda tutto il quadro politico particolarmente sensibile ai sismografi che registrano l’umore degli elettori. Per la cronaca: cristiano-democratici al 35% (-1), socialdemocratici al 25 (+1), liberali al 3 (-1), Linke stabile al 9%. E per restare ai due prossimi appuntamenti, con questi dati i pirati entrerebbero di corsa anche nei rispettivi parlamenti regionali, moltiplicando ulteriormente l’eco del loro successo. Fenomeno che è già avvenuto: la vittoria nel Saarland è anche figlia del precedente trionfo a Berlino.

Il presidente dell’istituto Forsa, Manfred Güllner, ha provato a smorzare gli eccessivi entusiasmi: «L’ultimo dato, per quanto sorprendente, risente molto dell’effetto mediatico seguito al voto in Saarland. È un fenomeno piuttosto ricorrente dopo un’elezione: i partiti che perdono registrano un raffreddamento da parte dei propri elettori, quelli che vincono stabilizzano la loro nuova clientela».

In questo caso, però, oltre all’effetto successo, va considerato anche un elemento non ordinario di fondo: forse, la disaffezione che da tempo l’elettorato tedesco covava verso i partiti dell’establishment ha trovato la valvola di sfogo che molti analisti preannunciavano, ovviamente senza immaginare che potesse essere costituita dai Pirati. A testimoniarlo è un dato fornito da un altro sondaggio sui flussi elettorali, realizzato dalla rete televisiva Zdf e riportato dallo Spiegel: «Nel Saarland, i pirati hanno raccolto consensi un po’ da tutti i partiti. Circa il 15% dei nuovi voti è arrivato da ex elettori della Cdu, altrettanto da quelli dell’Spd. Il 6% è giunto da vecchi sostenitori dei Verdi e altri voti sono stati drenati ai liberali: circa 4 mila, secondo uno studio di Infratest».

Numeri che modificano in parte l’idea fin qui cullata che siano Verdi e liberali a soffrire maggiormente la concorrenza dei Pirati e della loro visione moderna di un liberalismo dell’era digitale, qualunque cosa questo concetto significhi. Oltre alla capacità di recuperare ampie sacche di non voto, quindi di pescare nel vasto mare del disincanto, la Piratenpartei attrae consenso anche dai partiti più grandi e consolidati, conformandosi, per usare ancora le parole di Manfred Güllner, «come un partito di massa in formato mini».

Potrebbe dunque non trattarsi di una meteora, della semplice infatuazione di un elettorato deluso, ma dell’affermarsi in pianta stabile di una sesta forza parlamentare (ammesso che i liberali riescano a superare la soglia del 5%) che, attraverso il messaggio apparentemente semplice di portare trasparenza e libertà nel rapporto fra cittadini e politica, interpreta le esigenze di elettori senza più i legami partitici identitari di un tempo.

D’altronde, la grande domanda di come ricalibrare i meccanismi delle grandi democrazie di massa è, non solo in Germania, il tema del momento. I pirati credono di aver trovato la risposta su internet, anche se dovranno dimostrare di avere le idee chiare su come metterla in pratica. Cdu e Spd hanno smesso di considerarli come ingenui neofiti della politica e hanno iniziato a correre ai ripari. Alcuni membri dei due partiti hanno dato vita ad associazioni indipendenti che puntano a rimodellare l’attività politica abbracciando i nuovi media elettronici.

Quello dei conservatori si chiama CNetz, quello dei socialdemocratici D64. Progetti pilota ai quali ci si affida per svecchiare non solo la comunicazione politica ma il modo stesso di pensarla. Da qualche tempo, Angela Merkel si è concessa a un forum con i cittadini sul futuro della Germania, un format particolare che prevede incontri diretti con gruppi di cittadini in giro per il Paese intrecciati con la possibilità per gli utenti di interagire nel dibattito. Missioni ancora ibride e tuttavia rivoluzionarie per una Cancelliera nata in un’altra era politica e cresciuta con la gavetta e i meccanismi tradizionali di selezione dei partiti.

I Pirati sembrano anni luce avanti, con le loro idee di democrazia liquida, di controllo democratico dei dati personali, di dibattito perennemente aperto, di trasparenza a partire dalla diretta streaming di ogni seduta pubblica, comunale, regionale o federale. «Credo in tutta onestà che gli altri partiti non siano ancora pronti a dialogare con noi», ha detto Martin Delius, uno dei parlamentari pionieri impegnato da 6 mesi nell’assemblea di Berlino, in un’intervista al Tagesspiegel, «innanzitutto perché non ci capiscono. Molti sostengono ancora che i nostri temi siano marginali rispetto ai veri interessi dei cittadini. Ma se così fosse gli elettori voterebbero altri e non noi. Questo è il senso della democrazia».

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