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	<title>EAST SIDE REPORT</title>
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	<description>Inside Eastern Europe and Central Asia</description>
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		<title>CROAZIA, SÌ ALL&#8217;EUROPA</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Mennitti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Croazia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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		<description><![CDATA[Senza fanfare e squilli di tromba, i croati hanno deciso di mettere il sigillo all’ingresso del loro Paese nell’Unione Europea, votando in larga maggioranza a favore del referendum confermativo. I dati finali sono chiari: 66% favorevoli, 33% contrari. Il risultato rappresenta il classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, sul quale è possibile avanzare interpretazioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=5032&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Senza fanfare e squilli di tromba,</strong> i croati hanno deciso di mettere il sigillo all’ingresso del loro Paese nell’Unione Europea, votando in larga maggioranza a favore del referendum confermativo. I dati finali sono chiari: 66% favorevoli, 33% contrari. Il risultato rappresenta il classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, sul quale è possibile avanzare interpretazioni differenti, a seconda del lato da cui lo si guarda.</p>
<p><strong>La Croazia conta 4 milioni e 400mila abitanti,</strong> ma gli aventi diritto al voto erano 100mila in più, perché nelle antiquate liste elettorali, oltre a doppioni e elettori passati a miglior vita, erano inseriti anche i croati della diaspora. Con una disoccupazione schizzata al 17%, negli ultimi anni molti giovani avevano preso le valige e cercato miglior fortuna all’estero. Il destino europeo del Paese è stato messo anche in mani loro. Ma la percentuale di coloro che si sono recati alle urne è stata bassa: poco più del 43% e i rappresentanti dei movimenti euroscettici, che hanno impegnato mezzi e voce per gridare alla svendita dell’identità nazionale, oggi vorrebbero cantar vittoria, denunciando se non la legalità (perché non era richiesto un quorum) almeno la legittimità del responso e chiedendo la ripetizione del voto.</p>
<p><strong>Ma la bassa affluenza non deve trarre in inganno.</strong> Sebbene il referendum non abbia raggiunto neppure la metà degli aventi diritto, nei Paesi che parteciparono a vario titolo all’esperienza del blocco socialista ai tempi della guerra fredda la percentuale dei votanti alle varie tornate elettorali resta tradizionalmente molto più bassa che a occidente. In più i croati, solo un mese fa, sono stati chiamati a rinnovare il loro parlamento, dopo una campagna elettorale lunga e sfibrante. Infine l’Europa, con la sua crisi finanziaria, monetaria e politica, non rappresenta al momento un modello di straordinaria attrazione. I croati sono convinti di aver compiuto un ulteriore passo in avanti, ma sono anche consapevoli che l’ingresso nel club di Bruxelles non risolverà tutti i loro problemi.</p>
<p><strong>Con questi precedenti, che poco più di 2 milioni di elettori</strong> abbiano speso qualche ora di una domenica tiepida e soleggiata per mettere una scheda nell’urna, è in fondo un risultato di qualche rilievo. È stato un assenso pragmatico, forse privo di grande passione ma in sintonia perfetta col clima di incertezza che pervade ogni passo attuale delle politiche europee. Affinché la Croazia il 1° luglio 2013 diventi ufficialmente il 28° Stato dell’Unione, mancano ora solo i voti di conferma dei parlamenti nazionali degli altri membri.</p>
<p><strong>«La vittoria dei sì è un punto di svolta della nostra storia»,</strong> ha detto con enfasi il presidente della Repubblica, il musicologo Ivo Josipovic, l’uomo che incarna il volto moderato ed europeista del Paese. Al netto dell’enfasi, la dichiarazione centra il significato di questo voto. L’adesione all’Ue è stato l’obiettivo finale della Croazia fin dai tempi della dichiarazione d’indipendenza. Un percorso ventennale che il piccolo Paese adriatico ha perseguito non sempre tirando diritto per la sua strada. Dalla disgregazione della Jugoslavia all’ingresso nell’Unione Europea, la Croazia è passata attraverso una guerra sanguinosa e cruenta con la Serbia, il punto più alto del conflitto balcanico che per 10 anni ha insanguinato l’altra sponda dell’Adriatico, lasciando una lunga scia di detriti materiali e morali, passioni nazionalistiche, stragi di civili, case e vite distrutte, rancori rinfocolati. Che nel successivo decennio Zagabria sia riuscita a rimarginare quasi tutto, consegnando alla giustizia dell’Aja il criminale di guerra Ante Gotovina e aprendo diplomaticamente le porte anche all’ex nemico serbo, è più di un miracolo.</p>
<p><strong>Il voto di domenica 22 gennaio ha sancito lo strappo</strong> definitivo dal cordone ombelicale balcanico e aperto al Paese quel destino europeo a lungo inseguito. «È un chiaro segnale inviato all’intera regione del Sudest europeo», hanno scritto il presidente della commissione europea José Manuel Barroso e quello dell’Ue Herman Van Roumpy in una nota congiunta, «e dimostra come la membership dell’Ue sia raggiungibile con coraggio politico e incisività delle riforme». Sono momenti decisivi per l’Unione Europea. Il suo futuro si gioca infatti su due tavoli: quello finanziario, dove sarà necessario trovare gli strumenti efficaci per evitare il collasso degli Stati membri indebitati e della moneta unica e quello politico, con la scommessa della nuova – e forse ultima – ondata di allargamento in quelli che burocraticamente vengono definiti Balcani occidentali. L’ultimo lembo d’Europa ferito che va dalla Serbia all’Albania, passando attraverso le terre di Bosnia, Kosovo, Macedonia e Montenegro. In attesa di sciogliere poi, una volta per tutte, il nodo della Turchia.</p>
<p><strong>La Croazia dunque come esempio.</strong> In politica estera, Zagabria non sfuggirà da un giorno all’altro agli obblighi balcanici che le impone la carta geografica. Il suo atteggiamento verso la Serbia sarà la cartina di tornasole della scommessa che oggi Bruxelles ha giocato sul tavolo dell’integrazione: seppellire le macerie della guerra e contribuire alla stabilità politica e al progresso economico del quadrante sudorientale europeo.</p>
<p><strong>Nel frattempo la Croazia dovrà rimettere in ordine le cose a casa propria.</strong> Negli anni Duemila ha conosciuto un progresso sociale ed economico senza pari che le ha permesso di bruciare le tappe nelle trattative sui dossier comunitari. Lo sviluppo del settore turistico è stato intelligente e straordinario, una miscela di offerta di qualità e prezzi contenuti, che le hanno permesso di fagocitare quote di mercato un tempo detenute da Spagna, Italia e Grecia. Ma negli ultimi tempi l’economia si è fermata e la politica si è incartata in un reticolo di corruzione e torbidezza che è costata cara al partito conservatore al governo, l’Hdz. Il debito pubblico è cresciuto, segno che l’equilibrio fra entrate e uscite è saltato, la crisi del credito ha messo in ginocchio le imprese, la disoccupazione ha tagliato i salari e il settore commerciale sta vivendo una pericolosa contrazione. Trecentomila croati sono senza lavoro, ma se si vanno a guardare le statistiche giovanili, ci si accorge che la percentuale schizza pericolosamente verso il 40%. Così, negli ultimi mesi molti talenti hanno fatto fagotto, attratti dalle sirene suonate dalle vicine Austria e Germania e paradossalmente saranno proprio loro, i croati che lavorano negli altri Paesi dell’Ue, a beneficiare per primi degli effetti di semplificazione burocratica che l’ingresso nell’Unione comporterà.</p>
<p><strong>Le elezioni dello scorso dicembre hanno riportato</strong> alla guida una coalizione socialdemocratica, dopo che l’ultimo leader del partito conservatore, Jadranka Kosor, aveva cercato disperatamente di tirarsi fuori dal cono d’ombra degli scandali che avevano mandato in galera l’ex premier Ivo Sanader. Tutto inutile: il combinato di crisi economica e corruzione politica le sono stati fatali, nonostante all’Hdz sia da ascrivere il successo del processo di adesione. Ora le carte sono in mano a Zoran Milanovic, il nuovo primo ministro, leader della coalizione progressista che prende il suo curioso nome Kukuriku da quello di un famoso ristorante di Kastav che faceva da base agli incontri politici. Il nome ha una traduzione semplice, richiama il canto del gallo. L’obiettivo è di suonare la sveglia ai croati. Ma i primi provvedimenti saranno impopolari, tagli pesanti alla spesa pubblica e consolidamento del bilancio. I sacrifici non sono finiti e, anche se da Bruxelles arriveranno i finanziamenti canonici che toccano a tutti i nuovi arrivati, il governo croato non potrà discostarsi troppo dalle politiche di risparmio in voga nella maggioranza dei paesi del Vecchio Continente. Benvenuti in Europa.</p>
<p>(Pubblicato su <a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/37315/croazia-destino-europeo.htm" target="_blank">Lettera43</a>)</p>
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		<title>BANDA LARGA, MEGLIO A EST</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Mennitti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Primi della classe, ma non su internet.</strong> Il Fibre to the Home Council (Ftth), un gruppo di coordinamento europeo per la diffusione della banda larga, ha presentato l’ultimo rapporto mondiale sul tema e i tedeschi si sono scoperti in fondo alla classifica. «I cavi a fibra di vetro sono le autostrade digitali del Ventunesimo secolo», ha commentato i risultati la <em>Welt</em>, «ma la maggioranza dei tedeschi è ancora connessa al web attraverso i cavi telefonici, i vecchi e cari cavi di rame dell’era analogica dei telefoni».</p>
<p><strong>Secondo gli esperti del Ftth,</strong> appena mezzo tedesco su cento – per la precisione lo 0,44% – utilizza la banda larga attraverso il più moderno sistema a fibre di vetro, una quota che spinge la Germania non solo fuori dalla top 15, ma la condanna a un risultato più modesto della pur povera Romania. Non è che a Bucarest e dintorni abbiano granché da festeggiare: lì la percentuale arriva appena all’1%, ma c’è almeno una statistica in giro per il mondo nella quale i rumeni totalizzano un punteggio doppio rispetto ai tedeschi.</p>
<p><strong>Per la <em>Welt</em> è un risultato che fa scandalo:</strong> «Ancora nel 2008, l’allora governo di grande coalizione guidato sempre da Angela Merkel, aveva annunciato con grande enfasi l’obiettivo della banda larga per tutti entro la fine del 2010. Un bersaglio neppure sfiorato, e invece sempre più il bilancio viene abbellito con trucchi contabili». Per il governo tedesco si parla di banda larga già quando attraverso la linea passano 384 kilobit al secondo, una quantità che tuttavia non permette di visualizzare in maniera fluida neppure un video di modesta qualità. Per l’Unione Europea, invece, è necessaria almeno una trasmissione di 2000 kilobit al secondo per potersi vedere un buon film.</p>
<p><strong>«Non ci sono giustificazioni per il deficit che la Germania sta accumulando»,</strong> ha proseguito il quotidiano conservatore, «anche perché il fabbisogno di infrastrutture a banda larga cresce anche qui in maniera esponenziale. Questo vale per le reti di dati ma anche per i cosiddetti allacciamenti stazionari, da casa o dal lavoro. E in più c’è la richiesta delle videoteche di sostituire il tradizionale business di affitto o vendita diretta dei dvd con quello online, attraverso lo scaricamento dei film direttamente dalla rete».</p>
<p><strong>Il futuro in alcuni casi è già presente.</strong> Telefonate via internet attraverso Skype o Google utilizzate da utenti privati o da aziende e uffici, lo sviluppo delle trasmissioni televisive via web, lo scambio di dati di grandi dimensioni per i lavori di architetti o ingegneri, la diffusione del telelavoro: l’era digitale ha bisogno di infrastrutture adeguate. Ma il governo mescola le carte in tavola, innalzando a criterio delle proprie prospettive di banda larga la tecnica della connessione alla rete piuttosto di quella dei cavi di trasmissione dei dati.</p>
<p><strong>E se nelle città la situazione non è ottimale,</strong> nelle campagne è ancora peggio. Lo scorso ottobre la Cdu, il partito democristiano di Merkel, aveva tentato una riforma della legge sulle telecomunicazioni che avrebbe obbligato le aziende del settore ad assicurare connessioni veloci nell’intero Paese. Ma questo passaggio venne cancellato all’ultimo minuto da un emendamento dei liberali.</p>
<p><strong>«Il problema risiede nella presenza dominante</strong> che la Deutsche Telekom detiene sul mercato», ha proseguito la <em>Welt</em>, «e nel suo impegno nella tecnologia Dsl che scoraggia investimenti in tecnologie più moderne. L’infrastruttura di rete tedesca è così obsoleta per i tentennamenti del governo nel liberalizzare l’infrastruttura statale delle comunicazioni».</p>
<p><strong>Riforma che invece è avvenuta in Giappone,</strong> non a caso in cima alla classifica dell’utilizzo della banda larga con il 26% degli utenti, seguiti a distanza dalla Norvegia con il 14% e dalla Corea del Sud con il 12. Che sia fibra di vetro o sistemi di cablaggio alternativi, sorprende nel rapporto la presenza ai primi posti per la velocità della trasmissione internet dei Paesi dell’Europa orientale. Alle spalle della Corea del Sud, che qui detiene il primato, spiccano Romania al 2° posto, Bulgaria al 3°, Lituania al 4°, Lettonia al 5°, Ucraina all’8° e Moldavia al 13°. Posizioni inframmezzate dai Paesi scandinavi e da alcune nazioni asiatiche, che in questo campo rappresentano le frontiere dell’innovazione. Il motivo dell’exploit dei Paesi dell’est è dovuto alla ristrutturazione del sistema di telecomunicazioni di stampo sovietico avvenuto dopo la caduta dei regimi: abbandonato il vecchio modello, ci si è affidati alle tecnologie più moderne. E ora la Germania deve rincorrere.</p>
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		<title>BATTAGLIA SUL MEIN KAMPF</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Mennitti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Propaganda pericolosa o libertà di stampa?</strong> Il dilemma che sempre accompagna la riproposizione di opere che hanno segnato negativamente il corso della storia è tornato di moda in Germania in questi giorni. Il caso non può che riguardare Adolf Hitler, e in particolare la sua opera più tragicamente famosa, il Mein Kampf, il manifesto dell’odio razziale dato alle stampe in pochi esemplari nel 1925 per i tipi della Franz Eher Nachf. Verlag di Monaco e divenuto nel decennio successivo un vero e proprio best seller da oltre 10 milioni di copie.</p>
<p><strong>Quel testo, che segnò la discesa del futuro Führer</strong> nell’agone politico, costò al mondo milioni di morti e fruttò al suo autore, grazie anche all’esenzione dalle tasse assicuratagli dal ministero delle Finanze bavarese di quei tempi, la ristrutturazione milionaria della lussuosa residenza estiva sull’Obersalzberg, da dove Hitler manovrava nei lunghi ritiri estivi le fila della sua politica estera.</p>
<p><strong>La querelle, riportata nell’edizione</strong> del 18 Gennaio dalla <em>S</em><em>ü</em><em>ddeutsche Zeitung</em>, contrappone l’editore britannico McGee al ministero delle Finanze dello Stato libero di Baviera, questo il nome ufficiale del Land bavarese. Il primo ha intenzione di distribuire in tutte le edicole tedesche un estratto di 15 pagine del Mein Kampf, arricchite da commenti e materiale d’epoca allegato. Il secondo è il proprietario legale di tutto il patrimonio appartenuto a Hitler e al suo Partito nazista, un diritto conferitogli nel 1948 dalla legislazione d’occupazione varata dalle truppe alleate che avevano sconfitto il nazismo.</p>
<p><strong>«Questo diritto», ha raccontato la <em>S</em><em>ü</em><em>ddeutsche</em>,</strong> «è stato più volte contestato ma sempre difeso in tribunale con successo. A nessun discendente della famiglia Hitler spetta un centesimo per quelle che un tempo sono state le sue lucrative attività. Ma come unico titolare dei diritti, il Land bavarese non ha mai permesso alcuna edizione del Mein Kampf in lingua tedesca e ha sempre proceduto per vie legali contro coloro che hanno cercato di aggirare il divieto».</p>
<p><strong>Con metodi diplomatici,</strong> lo stesso scopo è stato perseguito per evitare la pubblicazione del testo in lingue straniere e in altri Paesi. Il motivo è ovvio, ma per maggior chiarezza il ministero delle Finanze lo ha ribadito a chiare, seppur burocratiche lettere ancora pochi anni fa: «Il libro non è un semplice testo letterario, ma è stato un simbolo centrale per i nazisti. E rievoca cattivi ricordi».</p>
<p><strong>L’editore Peter McGee, un altro che il diritto lo conosce bene,</strong> non è nuovo a imprese del genere. Nel 2009, in occasione del settantesimo anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale, fece scoppiare un altro pandemonio inondando le edicole della riproduzione delle edizioni originali dei quotidiani nazisti <em>V</em><em>ö</em><em>lkischer Beobachter</em> e <em>Der Angriff</em>, accompagnate da commenti comparativi elaborati da una commissione di storici come Hans Mommsen e Peter Longerich. I cattivi fanno sempre notizia e aiutano a vendere i prodotti. La vicenda si chiuse dopo un lungo contenzioso: «Quando il ministero delle Finanze di Monaco fece sequestrare 150mila esemplari del <em>V</em><em>ö</em><em>lkischer Beobachter</em>», ha scritto la <em>SZ</em>, «McGee si atteggiò a difensore della libertà di stampa, raccogliendo però anche pesanti censure. Dopo due istanze di giudizio, il ministero riuscì a far valere il proprio diritto, ma fu costretto a dissequestrare le copie bloccate e a permetterne la vendita». L’editore non fece cattivi incassi.</p>
<p><strong>Ora ci riprova, puntando sul Bignami del Mein Kampf.</strong> «Questa volta l’impresa non dovrebbe vedere la luce», ha sostenuto il quotidiano di Monaco, «perché è ancora in vigore il divieto di propaganda nazista». Ma assieme agli interessi commerciali dell’editore britannico, sono entrati in gioco quelli dei concorrenti e anche quelli della comunità degli storici. Il ministro della Scienza del Land bavarese, Wolfgang Heubisch (Fdp) si è augurato la redazione di un’edizione dell’opera di Hitler commentata da storici esperti, «in modo da non lasciare ai ciarlatani e ai simpatizzanti nazisti il monopolio di questa opera scandalosa, una volta che i diritti della Baviera saranno scaduti». Una versione critica del Mein Kampf è in preparazione all’Istituto di storia contemporanea di Monaco, un centro prestigioso finanziato dallo Stato federale e da molti Länder, ma anche questo tentativo non pare smuovere il rifiuto del ministero delle Finanze.</p>
<p><strong>In realtà, una versione critica in lingua tedesca</strong> è già in circolazione. Si tratta di un audio-libro, diviso in due CD, acquistabile in alcune librerie specializzate. Lo ha redatto Helmut Qualtinger e ha convinto anche i recensori della <em>S</em><em>ü</em><em>ddeutsche</em>: «Dopo l’ascolto di questo audio-libro a nessuno verrà in mente di prendere Hitler ad esempio e di gettarsi in politica».</p>
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		<title>IL PRINCIPE DEL GHIACCIO</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 08:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Grazioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Evgeni Plushenko]]></category>
		<category><![CDATA[Pattinaggio artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Soci 2014]]></category>
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		<description><![CDATA[È in missione per sé e un po’ per conto di Vladimir Putin. Evgeni Plushenko, star indiscussa del pattinaggio artistico russo dell’ultimo decennio insieme con il suo grande rivale Alexei Yagudin, è tornato a danzare sul ghiaccio. Ovviamente vincendo. Campione russo per la nona volta (aveva trionfato anche nel 1999, 2000, 2001, 2002, 2004, 2005, 2006 e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=5020&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È in missione per sé</strong> e un po’ per conto di Vladimir Putin. Evgeni Plushenko, star indiscussa del pattinaggio artistico russo dell’ultimo decennio insieme con il suo grande rivale Alexei Yagudin, è tornato a danzare sul ghiaccio. Ovviamente vincendo. Campione russo per la nona volta (aveva trionfato anche nel 1999, 2000, 2001, 2002, 2004, 2005, 2006 e 2010), si appresta ora a scendere in pista per i campionati europei in programma a Sheffield (dal 23 al 29 gennaio) e ai Mondiali di Nizza (dal 26 marzo al 1 aprile) con il vero obiettivo di arrivare alle Olimpiadi di Soci, nel 2014.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Non poteva stare fermo Plushenko</strong> dopo la delusione dei Giochi del 2010, quando a Vancouver lo statunitense Evan Lysacek gli soffiò l’oro che pareva già suo, visto che il russo è l&#8217;unico atleta a eseguire il quadruplo <em>toeloop</em> (una figura del pattinaggio che prevede quattro rotazioni complete in aria). Mezzo punto di differenza che fece nascere discussioni e polemiche infinite.<br />
Allora il russo aveva detto che voleva ritirarsi, se l’era presa con la Federazione colpevole di aver introdotto un nuovo sistema di punteggio che gli era costato la vittoria e quindi il bis dopo il trionfo di Torino nel 2006. Solo successivamente erano stati rivisti i punteggi base per il salto in questione.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Il pattinaggio artistico</strong> non è in definitiva solo danza, ma anche tecnica ed esplosività atletica. Plushenko si era messo però a fare come i suoi colleghi già in pensione, esibendosi tra show e gala di ogni genere, diventando una stella televisiva, partecipando a <em>Ballando con le stelle</em> in versione russa, naturalmente sul ghiaccio. In realtà non aveva mai abbandonato l’idea di ritornare, con la volontà di riprendersi lo scettro mondiale e soprattutto olimpico.</p>
<p><strong>Le Olimpiadi nel Caucaso</strong> sono un sogno da realizzare, per sé e per il suo sostenitore più illustre, ovvero quel <a href="http://www.lettera43.it/politica/34448/russia-putin-candidato-alle-presidenziali-2012.htm" target="_blank">Putin che presto ha in agenda di tornare al Cremlino</a> lasciando a uno dei suoi fedelissimi il ruolo di premier.<br />
Plushenko nel 2007 è entrato alla Duma regionale di San Pietroburgo con il partito Russia giusta, al tempo ancora alleato del Cremlino. Un’esperienza comune ad altri atleti, cooptati dalla politica nel segno dello Zar (<a href="http://www.lettera43.it/politica/33666/il-tennista-safin-e-il-pugile-valuev-in-parlamento-per-putin_breve.htm" target="_blank">è il caso del tennista Marat Safin e del pugile Nikolai Valuev</a>), che a dire il vero non è stata molto brillante, se è vero che il deputato con i pattini ha collezionato più assenze che meriti: presente a solo 11 sessioni su 123. Dopo la beffa canadese era stato proprio Putin a tentare di consolarlo, mandandogli un telegramma con la frase «il tuo argento vale l&#8217;oro», ma all’inizio aveva prevalso l’idea di gettare la spugna.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Il fatto di non essere più un ragazzino</strong> (nato nel 1982, compirà 30 anni il prossimo novembre) e di dover competere con giovani leve sempre più agguerrite gli aveva tolto mordente. Ora però è diverso e sembra davvero pronto per il suo secondo ritorno che potrebbe essere più spettacolare del primo. Dopo l’oro di Torino 2006, con già tre vittorie mondiali e cinque successi europei in bacheca, il russo si era preso una pausa dai pattini. Plushenko era stato al fianco di Dima Bilan nell’Eurovision song contest del 2008 vinto proprio dalla popstar russa: nel 2009 ne aveva sposato la produttrice Yana Rudkovskaya, dopo il divorzio dalla prima moglie Maria Jermak. Tra operazioni e ripensamenti era ritornato alle competizioni solo nel 2010, salendo ancora sul gradino più alto d’Europa, realizzando il record di 91,30 punti nel programma corto (primato ancora imbattuto), e poi si era dovuto accontentare dell’argento dietro alla meteora Lysacek.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Sei mesi dopo l’ultimo intervento al ginocchio</strong>, il biondo idolo delle ragazzine russe (50 mila amici su Facebook e un’ampia attività online, da Twitter a YouTube) ha collezionato dunque a Saransk l’ennesimo alloro nazionale tra i soliti, per lui, quadrupli <em>toeloop</em> e tripli <em>axel</em>. Per il suo allenatore Alexei Mishin il primo passo per vedere concretizzate le speranze del 2012 tra Sheffield e Nizza e soprattutto quelle per Soci. A mettersi di traverso, più che la concorrenza, potrebbero esserci i problemi di salute, quelli che Evgeni teme di più. «Ho commesso degli errori», ha detto dopo il titolo nazionale conquistato a fine dicembre, «a ogni infortunio e intervento chirurgico non mi sono attenuto a quel riposo che sarebbe stato necessario».<br />
«Gli show sono belli, divertono e gonfiano il portafogli, ma l’agonismo è tutta un’altra cosa. Francamente avevo completamente dimenticato come si compete. Ho ancora tanto lavoro davanti per tornare al top della forma».<br />
Tutto il futuro di Plushenko &#8211; e un pizzico di gloria per Putin &#8211; dipende insomma dalle sue ginocchia.</p>
<p>(<em><a href="http://www.lettera43.it/politica/36135/evgeni-politica-coi-pattini.htm" target="_blank">Lettera 43</a></em>)</p>
<br />Filed under: <a href='http://esreport.wordpress.com/category/russia/'>Russia</a> Tagged: <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/evgeni-plushenko/'>Evgeni Plushenko</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/pattinaggio-artistico/'>Pattinaggio artistico</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/soci-2014/'>Soci 2014</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/vladimir-putin/'>Vladimir Putin</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/esreport.wordpress.com/5020/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/esreport.wordpress.com/5020/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/esreport.wordpress.com/5020/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/esreport.wordpress.com/5020/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/esreport.wordpress.com/5020/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/esreport.wordpress.com/5020/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/esreport.wordpress.com/5020/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/esreport.wordpress.com/5020/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/esreport.wordpress.com/5020/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/esreport.wordpress.com/5020/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/esreport.wordpress.com/5020/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/esreport.wordpress.com/5020/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/esreport.wordpress.com/5020/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/esreport.wordpress.com/5020/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=5020&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>PUTIN, CREMLINO 2.0</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Grazioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Cremlino 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Non cinguetta né ha un profilo su Facebook, ma Vladimir Putin non poteva che iniziare la sua campagna elettorale su internet. Le elezioni presidenziali del 4 marzo non sono poi così lontane e anche se l’opposizione dormicchia ancora dopo le due manifestazioni di dicembre che hanno portato in piazza decine di migliaia di persone, i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=4914&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Non cinguetta né ha un profilo su Facebook</strong>, ma <a href="http://www.lettera43.it/attualita/36253/russia-putin-promesse-sul-web-ma-no-a-duelli-tv.htm" target="_blank">Vladimir Putin non poteva che iniziare la sua campagna elettorale su internet</a>. Le <a href="http://www.lettera43.it/politica/34448/russia-putin-candidato-alle-presidenziali-2012.htm" target="_blank">elezioni presidenziali del 4 marzo</a> non sono poi così lontane e anche se l’opposizione dormicchia ancora dopo le due <a href="http://www.lettera43.it/politica/34878/mosca-good-bye-putin.htm" target="_blank">manifestazioni di dicembre che hanno portato in piazza decine di migliaia di persone</a>, i tempi per il recupero non sono affatto lunghi.<strong></strong> I sondaggi danno ancora il premier senza rivali (al 36%, secondo l’ultima indagine di dicembre del Levada center, seguito dal nazionalista Vladimir Zhirinovsky al 7% e dal <a href="http://www.lettera43.it/politica/32766/mosca-nostalgia-comunista.htm" target="_blank">comunista Gennady Zyuganov</a> al 6%), ma i piani dell’opposizione extraparlamentare, quella che si organizza in Rete, di portare 1 milione di persone in piazza il 4 febbraio, non fa certo dormire sonni tranquilli a <a href="http://www.lettera43.it/politica/33876/russia-perche-il-premier-e-destinato-a-tornare-al-cremlino_breve.htm" target="_blank">Putin, destinato comunque a diventare il prossimo inquilino del Cremlino</a>.<strong></strong></p>
<p lang="de-DE"><strong>La battaglia che corre su Twitter</strong> e sui social network è fittizia e interessa solo un’esigua minoranza dell’elettorato, coloro cioè che hanno veramente intenzione di andare alle urne. Il premier non può però sottrarsi al duello e mentre <a href="http://www.lettera43.it/politica/4174/chi-e-alexei-navalny-il-blogger-che-fa-tremare-il-cremlino_breve.htm" target="_blank">il blogger Alexei Navalny</a> si prepara a trasferire la protesta dai meandri virtuali di tutta la Russia per le vie di Mosca, Putin ha fatto il suo primo passo in un terreno a lui poco congeniale e con il programma per la sua candidatura in internet si è guadagnato una buona dose di insulti dagli internauti indignati. Risultato prevedibile, ma poco significativo, visto che l’elezione non si gioca qui.</p>
<p><strong>Su una popolazione di 140 milioni di abitanti</strong> (quasi 110 milioni quelli con diritto al voto) hanno accesso al web solo meno della metà (circa 59 milioni) e sono certamente pochi quelli che hanno intenzione di andarsi a leggersi i piani del futuro presidente direttamente sul sito: di questi molti probabilmente gli vogliono suggerire di andarsene in pensione. Eppure sono sempre pochi per essere rappresentativi, nonostante l’eco che rimbalza dalla Rete e diventa un boccone goloso per chi scambia, consapevolmente o no, la realtà virtuale con il Paese reale.<strong></strong> In Russia c’è una percentuale di penetrazione internet nella popolazione pari al 43%, molto inferiore a quella dell’Unione europea (67%). Differenza che si nota ancora di più guardando quella di Facebook, visto che a fonte degli oltre 170 milioni di utenti a livello europeo (34,1%), in Russia ce ne sono solo poco più di 5 milioni (3,8%).</p>
<p lang="de-DE"><strong>È chiaro quindi che, almeno per queste elezioni</strong> &#8211; per le prossime tra sei anni è destinata a essere un’altra questione &#8211; il Cremlino può permettersi di trascurare la Rete.<strong></strong> Lo stesso Navalny, considerato dai media occidentali come il nuovo anti Putin senza avere un programma se non quello del populismo un po’ nazionalista che urla contro «il partito di ladri e malfattori», ha cassato ogni speranza dei rivoluzionari virtuali, perché il suo nome non è tra quelli che chi ha intenzione di andare a votare il 4 marzo ha la possibilità di scegliere.<br />
Il blogger anticorruzione aveva già detto di non volersi presentare alle elezioni (a dire il vero anche fuori tempo, dato che se avesse voluto avrebbe dovuto seguire per tempo l’iter amministrativo) e ora non gli resta che inventarsi altro nell’attesa del 2016, anno delle prossime parlamentari e prima occasione per convincere gli elettori a votare per lui, sempre che decida di formare un partito.</p>
<p><strong>Per il 2012 anche il viso fresco e pulito</strong> dell’<a href="http://www.lettera43.it/politica/16191/il-magnate-prokhorov-contro-putin-nella-corsa-al-cremlino_breve.htm" target="_blank">oligarca Mikhail Prokhorov</a> difficilmente è destinato a convincere i duri del web, constatando anche il fatto che il miliardario convertitosi alla politica pare essere in missione per Putin e ha parlato di una Russia che ha bisogno di un&#8217;evoluzione e non di una rivoluzione. Né nelle strade, né su internet. Così al premier, che ha iniziato a spostare qualche pedina tra governo e amministrazione, non resta che cercare di spiegare proprio sulla Rete che la Russia sotto il suo segno non è poi così male, anche se ci sono stati errori e nel prossimo mandato ci sono cose da migliorare.<strong></strong></p>
<p><strong>Sul suo sito si può leggere il programma</strong> per il mandato 2012-18, fatto di diversi punti che vanno dalla crescita interna al rafforzamento della Russia sul piano internazionale, con le novità del potere responsabile nei confronti della società e la rinuncia alle tendenze eccessivamente repressive. Putin si accolla il merito di aver portato una stabilità politica che ha condotto negli anni passati a un periodo di crescita economica, ma ammette che problemi come la corruzione e l’inefficienza della burocrazia non sono ancora stati risolti<strong>.</strong> Sul piano interno il futuro presidente promette ancora miglioramenti per gli standard di vita (aumento di salari e stipendi, politiche per la famiglia, riforme nel settore della scuola e della salute) e uno sviluppo economico sostenibile (modernizzazione, innovazione, sostegno all’iniziativa privata, politica fiscale equa ed efficace).</p>
<p><strong>È insomma la prospettiva</strong> di proseguire su un binario conosciuto, con qualche correzione di rotta. Anche se la Rete lo ha già bocciato, resta da vedere cosa possa davvero accadere nelle urne. Altri programmi in giro, in fondo, non ce ne sono.</p>
<p lang="de-DE">(<em><a href="http://www.lettera43.it/politica/36353/putin-cremlino-20.htm" target="_blank">Lettera43</a></em>)</p>
<br />Filed under: <a href='http://esreport.wordpress.com/category/russia/'>Russia</a> Tagged: <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/cremlino-2012/'>Cremlino 2012</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/internet/'>Internet</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/vladimir-putin/'>Vladimir Putin</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/esreport.wordpress.com/4914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/esreport.wordpress.com/4914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/esreport.wordpress.com/4914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/esreport.wordpress.com/4914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/esreport.wordpress.com/4914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/esreport.wordpress.com/4914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/esreport.wordpress.com/4914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/esreport.wordpress.com/4914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/esreport.wordpress.com/4914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/esreport.wordpress.com/4914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/esreport.wordpress.com/4914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/esreport.wordpress.com/4914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/esreport.wordpress.com/4914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/esreport.wordpress.com/4914/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=4914&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>IL SULTANO DI ASTANA</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 10:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Grazioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kazakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Mukhtar Ablyazov]]></category>
		<category><![CDATA[Nursultan Nazarbayev]]></category>
		<category><![CDATA[Rakhat Aliyev]]></category>
		<category><![CDATA[Timur Kulibayev]]></category>
		<category><![CDATA[Umirzak Shukeyev]]></category>

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		<description><![CDATA[L’appuntamento elettorale in Kazakistan è per il presidente Nursultan Nazarbayev particolarmente importante. Dopo le manifestazioni e gli scontri dei mesi scorsi che hanno attirato l’attenzione internazionale anche sulla più vasta e ricca delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, si tratta ora di dare soprattutto all’esterno l’immagine di un Paese economicamente e politicamente solido, partner affidabile [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=4907&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’appuntamento elettorale in Kazakistan</strong> è per il presidente Nursultan Nazarbayev particolarmente importante. Dopo le <a href="http://www.lettera43.it/politica/35242/kazakistan-vento-di-rivolta.htm" target="_blank">manifestazioni e gli scontri dei mesi scorsi</a> che hanno attirato l’attenzione internazionale anche sulla più vasta e ricca delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, si tratta ora di dare soprattutto all’esterno l’immagine di un Paese economicamente e politicamente solido, partner affidabile per l’Occidente quando si parla di gas e petrolio, e che sta seguendo un sincero cammino democratico a differenza degli altri vicini Stati, piccoli e grandi, dello spazio postsovietico, dal Turkmenistan all’Uzbekistan e ovviamente alla Russia.</p>
<p><strong>In realtà,</strong> se Mosca viene bacchettata costantemente dall&#8217;Occidente, lo sguardo che si posa tra Ashgabat e Tashkent, e ovviamente la capitale Astana è molto superficiale. Quando è proprio più da queste parti che dovrebbero suonare le sirene d’allarme. Così ci sono dovuti <a href="http://www.lettera43.it/attualita/34188/kazakistan-scontri-in-citta-petrolifera-10-morti.htm" target="_blank">scappare una decina di morti a dicembre</a> prima che si parlasse delle azioni di protesta e degli scioperi dei lavoratori del settore energetico e prima ancora era stato solo il <a href="http://www.lettera43.it/cultura/27304/l-ex-leader-dei-police-compie-60-anni-con-un-concerto-a-ny_breve.htm" target="_blank">mancato concerto di Sting ad Astana</a> in occasione del 20esimo anniversario dell’indipendenza del Paese da Mosca perché i media occidentali si interessassero del Kazakistan. Nonostante avesse inizialmente accettato di suonare alla corte di Nazarbayev, a luglio 2011 &#8211; dopo le proteste di alcune organizzazioni umanitarie che gli avevano fatto notare la difficile situazione nel Paese e il braccio di ferro violento tra regime e manifestanti &#8211; la rockstar aveva rinunciato. Ad aprile 2011 Nazarbayev è stato rieletto capo di Stato con il 95,5% dei voti, proseguendo la carriera al vertice del Kazakistan iniziata nel 1990, quando ancora esisteva l’Unione sovietica ed era stato votato dal soviet kazako come presidente della Repubblica. Giusto per mettersi al riparo da ogni imprevisto nel 2010 si era fatto nominare Ult Lideri, leader della nazione, una specie di presidente a vita, protetto pure dall’immunità eterna anche quando volesse ritirarsi a vita privata. In confronto il <a href="http://www.lettera43.it/politica/34448/russia-putin-candidato-alle-presidenziali-2012.htm" target="_blank">ritorno di Vladimir Putin al Cremlino è roba da dilettanti</a>.</p>
<p><strong>Se si pensa che nello stesso anno</strong> il Kazakistan ha avuto la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Ocse), i cui compiti principali riguardano settori come diritti umani, libertà di stampa e rispetto degli standard democratici, appare ancora più strano il fatto che nel parlamento kazako sia rappresentato solo Nur Otan (Patria), il partito di Nazarbayev. Alla faccia del pluralismo. Tanto che alle parlamentari del 2007, la formazione del presidente ha incassato l’88% delle preferenze e tutti i seggi in palio. Le cose potrebbero però cambiare nelle prossime elezioni, visto che secondo i sondaggi c’è un partito in grado di riuscire a oltrepassare la soglia del 7% e fare ingresso, con una manciata di deputati, nel nuovo parlamento. Ak Zhol, il Partito democratico kazako, è infatti accreditato dal centro Alternativa addirittura del 14,3%, mentre secondo l’Istituto per la democrazia sarebbe solo al 7,3%, vicino al socialdemocratico Asat al 7,1%. Con uno o forse due gruppi in più, il dominio di Patria non sarebbe così evidente, anche se è certo che il partito del potere non può fallire l’obiettivo di raggiungere la maggioranza assoluta. Stando ai sondaggi arriverebbe infatti a circa l&#8217;80% di preferenze.</p>
<p><strong>Il regno di Nazarbayev non è dunque in pericolo</strong>, nonostante qualcosa stia cambiando. Già dalle ultime elezioni all’interno dell’élite kazaka si sono accentuate le correnti e i differenti posizionamenti in vista di un passaggio delle consegne quando il non giovanissimo presidente, che a luglio compie 72 anni, deciderà di fare un passo indietro. Come nelle altre vecchie repubbliche dell’Urss la democrazia è spesso solo di facciata e il potere lo si divide a tavolino. I 16 milioni di kazaki sono in fondo spettatori in un gioco che si decide ai piani alti di Astana e che nel corso degli ultimi anni ha visto sempre un vincente e diversi perdenti: da Rakhat Aliyev, ex marito della figlia del presidente Dariga considerato fino a qualche anno fa uno dei possibili successori, poi entrato in conflitto con il grande capo e costretto a rifugiarsi in Austria, a Mukhtar Ablyazov, ex oligarca e fondatore del movimento di opposizione Scelta democratica ora scappato a Londra.</p>
<p><strong>Ha traballato anche per un momento</strong> lo scranno di Timur Kulibayev, sostituito al vertice del fondo Samruk-Kazyna, il braccio industriale e finanziario attraverso il quale il clan Nazarbayev controlla gran parte dell’economia kazaka. Il genero del presidente è stato allontanato dopo le violenze di Zhanaozen e sostituito dal vicepremier Umirzak Shukeyev. Una mossa preelettorale per tranquillizzare i bollenti spiriti sul Caspio, dove è improbabile comunque aspettarsi rivoluzioni.</p>
<p lang="de-DE">(<em><a href="http://www.lettera43.it/politica/36373/astana-alba-democratica.htm" target="_blank">Lettera 43</a></em>)</p>
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		<title>LA DERIVA DI ORBAN</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 10:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Grazioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Victor Orban]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo di Pierluigi Mennitti L&#8217;ultima tegola caduta sulla testa di un politico ungherese ha coinvolto il capo dello Stato Pal Schmitt. L’ex campione olimpico di scherma è accusato di aver plagiato la propria tesi di dottorato, una dotta dissertazione sui programmi dei giochi olimpici nei tempi moderni, presentata 20 anni fa ottenendo il massimo dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=4903&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Pierluigi Mennitti</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>L&#8217;ultima tegola caduta sulla testa</strong> di un politico ungherese ha coinvolto il capo dello Stato Pal Schmitt. L’ex campione olimpico di scherma è accusato di aver plagiato la propria tesi di dottorato, una dotta dissertazione sui programmi dei giochi olimpici nei tempi moderni, presentata 20 anni fa ottenendo il massimo dei voti e la lode: 180 delle 250 pagine del lavoro sarebbero state riprese, parola per parola, da uno studio del 1987 dello scienziato bulgaro Nikolai Georgijew, tradotto poi in francese e catalogato nella biblioteca del museo dei giochi olimpici di Losanna. Ancora un politico sedotto dal fascino accademico, uno scandalo di tipo tedesco.</p>
<p><strong>Ma con i chiari di luna che vive Budapest</strong>, c&#8217;è da scommettere che questo scivolone passerà in secondo piano e non avrà l&#8217;eco e le conseguenze che in Germania hanno coinvolto l&#8217;astro nascente della Csu (Unione cristiano sociale) bavarese <a href="http://www.lettera43.it/attualita/32355/l-ex-ministro-della-difesa-accusato-di-plagio-scuote-la-politica_breve.htm"> Karl-Theodor zu Guttenberg</a>. Gli ungheresi hanno altro a cui pensare. Quella che un tempo fu la locomotiva del lungo treno di Paesi riemersi dall&#8217;era glaciale sovietica si ritrova ancora una volta con i motori in panne. Due crisi, aggrovigliatesi l&#8217;una sull&#8217;altra, hanno messo i fieri magiari all&#8217;angolo del ring europeo. Quella politico istituzionale, determinata dalla volontà del premier conservatore Viktor Orban di varare una <a href="http://www.lettera43.it/attualita/35363/ungheria-in-vigore-la-nuova-costituzione.htm"> nuova costituzione</a>che riscrive i connotati dello Stato, cancellando per sempre le tracce dell&#8217;esperienza socialista e costruendo sembianze tutte nuove, in sintonia con il sentimento nazionalista che ispira il suo Fidez, il partito di maggioranza assoluta. E quella economica, che di fatto attanaglia il Paese da un decennio, ma negli ultimi tre anni si è fatta più dura, tanto che &#8211; dal 2008 &#8211; l&#8217;Ungheria balla sul ciglio del disastro, aggrappandosi ora al Fondo monetario internazionale (Fmi), ora all&#8217;Unione europea (Ue) e qualche volta illudendosi di potersi aggrappare a se stessa.</p>
<p><strong>Le due crisi s&#8217;incrociano,</strong> si sovrappongono, si inseguono alimentandosi a velocità impazzita una con l&#8217;altra. All&#8217;inizio dell&#8217;anno, con l&#8217;entrata in vigore della nuova magna charta, quella istituzionale aveva preso il sopravvento, con le critiche puntuali dei vertici di Bruxelles e le manifestazioni di piazza di un&#8217;opposizione rediviva ma incapace di capitalizzare politicamente il dissenso crescente. Ma è l’intero complesso legislativo varato negli ultimi tempi dal governo che non piace all’Unione. Al di là delle formulazioni teoriche della costituzione, della storia riscritta sul canovaccio di un nazionalismo religioso, l&#8217;Ue aveva puntato il dito su tre punti molto concreti: limitazione dell&#8217;autonomia della banca centrale, vincoli alla Corte costituzionale e ingerenza nel sistema giudiziario. Sotto accusa, il tentativo di smantellare la tripartizione del potere e di minacciare la tenuta della democrazia magiara. Ora è tornata in primo piano quella economica, dopo che il premier aveva tentato di sganciarsi dai pesanti condizionamenti degli organismi internazionali corsi in aiuto in cambio di politiche di risparmio tanto impopolari quanto recessive. Ma a camminare sulle proprie gambe l&#8217;Ungheria non ce la fa più, il tentativo di mandare tutti a quel paese e puntare sul <a href="http://www.lettera43.it/politica/35267/l-ue-faremo-valutazioni-legali-il-premier-orban-no-ingerenze_breve.htm"> nazionalismo economico</a> si è rivelato un&#8217;illusione populista. La crisi è tornata a mordere affondando gli incisivi nelle carni molli di un Paese sfiancato.</p>
<p>I<strong> rendimenti dei titoli di Stato</strong> sono schizzati ai massimi storici, l<a href="http://www.lettera43.it/attualita/35619/fallisce-l-asta-dei-bond-ungheresi-tassi-a-996.htm">&#8216;asta dei Bond</a> di inizio gennaio è stata un fallimento, il fiorino è precipitato ai minimi sull&#8217;euro, i cds (i contratti di riassicurazione in caso di fallimento) hanno toccato quota 745, lo spread fra i titoli ungheresi e quelli britannici viaggia a quota 750. Più in là c&#8217;è solo il <a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/35691/ungheria-riunione-d-emergenza-sulla-crisi.htm"> default</a>, il crack finanziario che rischia di travolgere anche i Paesi vicini, le cui banche sono esposte sul fronte magiaro. L&#8217;Austria può perdere la tripla A nelle valutazioni delle agenzie di rating, l&#8217;Italia trema con le esposizioni di Sanpaolo e Unicredit, in Germania la bavarese BayernLB già si lecca le ferite sul bilancio del 2011. Così il governo è tornato sui suoi passi, ha chiesto di nuovo l&#8217;aiuto di Fmi e Ue, si è detto disponibile a riprendere il percorso stretto del risanamento che voleva abbandonare. Solo che i prestatori di denaro non si fidano più e pongono condizioni più stringenti per riaprire i cordoni della borsa. Una su tutte: rivedere la norma costituzionale che limita l&#8217;indipendenza della Banca centrale. I colloqui sono ripartiti e con essi le trattative. Ai toni di sfida delle settimane precedenti, si sono sostituite parole di accomodamento. Il presidente della commissione europea, José Manuel Barroso, si è detto certo che l&#8217;Ungheria recepirà le richieste di Bruxelles e Washington, Viktor Orban ha assicurato che «se serve, si potrà cambiare anche la legge sulla banca centrale». Per venerdì 20 gennaio è previsto un incontro tra il commissario Ue per gli affari economico-finanziari, Olli Rehn, e il ministro delle Finanze ungherese Gyorgy Matolcsy. Nel frattempo, la commissione si cautela e prepara un procedimento legale contro Budapest che verrà formalizzato martedì 17 gennaio.</p>
<p><strong>Nel mirino, le leggi sulla banca centrale</strong>, sulla giustizia e sulla tutela dei dati personali. Tre normative che cozzano con il trattato europeo di Lisbona. Se il governo non le abolirà o non le cambierà in maniera sostanziale, scatteranno le misure sanzionatorie, una multa assai salata: «Ora la palla è nel campo ungherese», ha detto laconicamente una portavoce della commissione. Intanto, i mercati hanno rifiatato e la tensione si è allentata. «L&#8217;Ungheria non è paragonabile alla Grecia», ha osservato Peter Brezinschek, responsabile dell&#8217;area ricerche dell&#8217;austriaca Raiffeisen, «la sua economia è tuttora concorrenziale e ci sono tutti i presupposti per tenere sotto controllo il debito pubblico, oggi al 77% del Pil. Il Paese ha bisogno di riforme strutturali, ma deve introdurle non solo annunciarle».</p>
<p><strong>Il responsabile di questo avvitamento è Viktor Orban</strong>, il leader che un anno e mezzo fa aveva sbancato le urne, assicurandosi una maggioranza di due terzi che lo aveva illuso di poter forzare la mano. L&#8217;uomo che gli avversari considerano né più né meno che un aspirante dittatore e che le opinioni pubbliche europee paragonano a un pericoloso avventuriero, ha in verità una storia più complessa alle spalle, non troppo diversa da quella di molti leader conservatori europei di questi tempi. Nato come liberale innovatore, ha abbracciato nel decennio passato la visione di un conservatorismo intriso di pulsioni nazionaliste, ancoraggi religiosi, populismo economico, individuando un vuoto politico da colmare nel quale ha trovato sintonia con una borghesia sfiatata, appagata da un relativo benessere ma spaventata dalle sfide contemporanee.</p>
<p><strong>Non è una storia avulsa dall&#8217;Europa</strong>, come i suoi critici amano far credere. Al contrario, Orban ha interpretato un fenomeno assai diffuso in questo spicchio di vecchio continente che con vezzo letterario amiamo chiamare Mitteleuropa. Vaclav Klaus a Praga, e prima ancora Jörg Haider a Vienna, i gemelli Kaczynski a Varsavia e, sul lato opposto dello spettro politico, Robert Fico a Bratislava, hanno virato sul terreno del nazionalismo populista, declinandolo ora a sinistra, più spesso a destra. Il mondo dei piccoli Stati nel cuore dell&#8217;Europa, scongelato dopo i 45 anni di fratellanza realsocialista, si è ritrovato a fare i conti con i fantasmi non rielaborati della prima metà del secolo. Polacchi contro tedeschi, cechi contro slovacchi, baltici contro russi, sloveni contro croati, ucraini contro se stessi e ungheresi contro tutti. L&#8217;Europa occidentale si è allargata con i suoi conflitti stemperati dal balsamo di mezzo secolo di pace e di destino comune e si è ritrovata spiazzata dalle memorie antiche dell’Est. In più Orban ha un problema tutto suo, interno all&#8217;Ungheria: l&#8217;ascesa degli estremisti dello Jobbik, la formazione xenofoba e neonazista che concorre alla sua destra, usando un linguaggio ben più duro e spregiudicato.</p>
<p><strong>Così, l&#8217;Ungheria odierna sembra la brutta copia</strong> del Paese dolce, attraversato dal Danubio, che aveva ammaliato gli europei. Il Paese immaginato da Orban tenta di mettere le briglie alle squadracce che battono i paesini della Pannonia facendo giustizia sommaria dei capri espiatori di sempre, i rom, e tiene bordone al sindaco di Budapest, che ha pensato di risolvere il problema dei senzatetto emanando un regolamento che vieta loro di dormire nei cortili o negli androni dei palazzi, destinando alle calende greche la costruzione dei dormitori pubblici. Più repressione che assistenza, più egoismo che solidarietà. È lo smottamento di un Paese ritrovatosi in prima fila nell&#8217;anno magico del 1989 e poi adagiatosi su se stesso, sulla sua superiorità. Il simbolo delle occasioni perdute lo si ritrova 100 chilometri a Sud di Budapest, dove la pianura si apre al mare interno del Balaton. Qui, negli anni Settanta, ci venivano in vacanza i tedeschi dell&#8217;Est e dell&#8217;Ovest a riannodare destini familiari tranciati dal muro di Berlino e ad assaporare atmosfere vagamente mediterranee.</p>
<p><strong>Più tardi arrivarono i latin lover italiani</strong>, orfani dei fasti della riviera adriatica, alla ricerca delle prime avventure oltrecortina. Quando cadde il muro e l&#8217;Europa tornò unita, il Balaton doveva diventare il luogo di vacanze della nuova borghesia Est europea. Ma le infrastrutture alberghiere sono rimaste quelle dei tempi del socialismo, il modello della vacanza tutto compreso non ha funzionato più e la nuova autostrada che lo collega alla capitale ha velocizzato la discesa di tedeschi, cechi, baltici e polacchi verso i lidi mediterranei della Croazia, più economici, moderni e di tendenza. Il Balaton è diventato una macchia azzurra che scivola tristemente dai finestrini delle auto. È a questo declino che l&#8217;Ungheria è chiamata a sfuggire. Ha ancora le carte in regola per provarci, ma è una sfida che va al di là dei prossimi prestiti finanziari del Fmi, che forse arriveranno col contagocce, seguendo la tempistica delle revisioni legislative del governo. La domanda è se questa classe politica sia all&#8217;altezza del compito. Ma, anche in questo, la questione ungherese non è un&#8217;eccezione europea.</p>
<p lang="it-IT">(<em><a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/36387/ungheria-orban-alla-deriva.htm" target="_blank">Lettera 43</a>)</em></p>
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		<title>YULIA E LA BANDA DEI QUATTRO</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Grazioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repubblica Ceca]]></category>
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		<description><![CDATA[È un continuo braccio di ferro quello tra Yulia Timoshenko e il regime ucraino, che sembra non avere nessuna intenzione di rendere la vita facile all&#8217;ex premier, in carcere dall’agosto del 2011. A dicembre la Corte d&#8217;appello ha confermato la sentenza a sette anni di carcere per abuso di potere sui contratti sul gas firmati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=4898&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È un continuo braccio di ferro</strong> quello tra Yulia Timoshenko e il regime ucraino, che sembra non avere nessuna intenzione di rendere la vita facile all&#8217;ex premier, in carcere dall’agosto del 2011. A dicembre la <a href="http://www.lettera43.it/attualita/33961/ucraina-la-timoshenko-rimane-in-prigione.htm" target="_blank">Corte d&#8217;appello ha confermato la sentenza a sette anni di carcere per abuso di potere</a> sui contratti sul gas firmati nel 2009 con Mosca che avrebbero causato centinaia di milioni di dollari di danni alle casse dello Stato, poi l&#8217;ex eroina della rivoluzione arancione è stata trasferita a inizio 2012 dalla prigione di Kiev a quella di Kharkiv, seconda città del Paese al confine con la Russia, in un carcere femminile lontano dagli sguardi dell’opinione pubblica.</p>
<p><strong>Il passaggio ha allarmato</strong> gli avvocati di Timoshenko che hanno subito protestato per le condizioni disumane a cui verrebbe sottoposta l&#8217;ex premier, ma le autorità penitenziarie hanno respinto ogni accusa.<strong></strong> Secondo la figlia Eugenia, che ha potuto visitare la madre nella nuova struttura in cui è controllata da telecamere a circuito chiuso anche nei momenti più intimi, la salute dell&#8217;ex premier è ulteriormente peggiorata. Eppure anche in questo caso è arrivata la risposta ufficiale del ministero della Salute, secondo cui a Timoshenko viene prestata tutta l&#8217;assistenza di cui ha bisogno.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Inoltre per Marina Soroka</strong>, consigliera, addetta stampa e amica dell&#8217;ex premier, ci sarebbe addirittura un progetto per uccidere la donna. «Incarcerarla senza motivo non è bastato, la vogliono morta», ha detto Soroka, ricordando che nella notte tra il 6 e il 7 gennaio Timoshenko è rimasta priva di sensi per oltre due ore, prima che qualcuno intervenisse. «È diventata pallida, non rispondeva e sembrava morta», ha spiegato l&#8217;addetta stampa, «la sua compagna di cella si è terrorizzata, ha urlato e battuto sulla porta. Eppure le guardie hanno atteso 20 minuti prima di chiamare un medico».</p>
<p><strong>Difficile talvolta districarsi</strong> in un duello di dichiarazioni, in cui dietro le quinte giocano un ruolo notevole gli spin doctor del presidente Viktor Yanukovich e le agenzie private che seguono la «Lady di ferro» e che dai tempi della rivoluzione ne curano l’immagine in Occidente. Nei mesi scorsi, anche durante il processo, numerosi sono stati gli allarmi lanciati sulla salute di Timoshenko, colpita da misteriose malattie. Certo però che intorno al clan e alla famiglia dell&#8217;ex primo ministro il cerchio si sta stringendo sempre di più, tanto che il marito Alexander ha dovuto cercare asilo politico a Praga. <strong></strong></p>
<p><strong>Con la moglie era al vertice</strong> della più grande impresa energetica ucraina durante gli Anni 90 e il suo nome è saltato fuori nelle inchieste che hanno portato Timoshenko dietro le sbarre. Storia vecchia, che risale a una quindicina di anni fa e per la quale nel 2001 la coppia aveva passato un breve periodo in regime di custodia cautelare con l&#8217;accusa di evasione fiscale, falsificazione di documenti e appropriazione indebita. Il tutto si era risolto nel nulla, accompagnato dal successo della rivoluzione arancione del 2004 e dagli spostamenti negli equilibri di potere a Kiev. Ora gli spettri ritornano e con la signora in gattabuia, al marito non è rimasta altra scelta che fare le valigie per la Repubblica Ceca, dove da anni fa affari (sua la International industrial projects registrata a Usti nad Labem, cittadina in Boemia a pochi chilometri dal confine con la Germania).<strong></strong></p>
<p><strong>In Ucraina rimane ancora Eugenia</strong>, in veste anche di avvocato della madre, il cui destino potrebbe però spostarsi oltreconfine se le maglie si stringessero anche contro di lei, almeno da quanto detto da un altro dei legali della famiglia, Sergei Vlasenko. Alexander Timoshenko ha intanto annunciato battaglia, dichiarando di voler fondare a Praga una Organizzazione non governativa con lo stesso nome del partito della moglie, Patria, per continuare a distanza la guerra contro il regime di Yanukovich. «Oggi Timoshenko e altri prigionieri politici sono in galera mentre Yanukovich con i suoi figli e la giunta, l’oligarca Dmitri Firtash, il capo dell’amministrazione presidenziale Sergei Liovochkin, il capo dei servizi segreti Valeriy Khoroshkovsky e il procuratore generale Renat Kuzmin derubano il popolo ucraino», ha detto l&#8217;esule riferendosi alla banda dei quattro che secondo lui starebbe dietro al complotto che ha messo fuori dai giochi la leader dell’opposizione.</p>
<p><strong>Il duello sull’asse Kiev-Praga</strong> potrebbe anche non rimanere una questione privata, visto che non è la prima volta che la Repubblica Ceca offre protezione a presunti perseguitati politici. Nel 2011 sulle sponde della Moldava era arrivato l&#8217;ex ministro dell&#8217;Economia, Bogdan Danylyshin, alleato di Timoshenko, a sua volta entrato nel ciclone di quella che l’opposizione ucraina ha definito «giustizia selettiva», quella che colpisce sempre e solo i nemici del presidente. Qualche tensione diplomatica tra i due Paesi vi è già stata, nel contesto già teso delle relazioni tra Ucraina e Unione europea, e i proclami di Alexander Timoshenko, che ha chiesto anche l’applicazione di sanzioni contro il suo Paese a Ue e Usa, mettono un po’ di benzina sul fuoco.<strong></strong></p>
<p><strong>Il modello è quello già visto</strong> tra Gran Bretagna e Russia, con Londra che nel corso di un decennio ha concesso asilo politico ai nemici del Cremlino, a partire da Boris Berezovski, e ha creato proprio sulle sponde del Tamigi una Londongrad fatta di spie e rifugiati (veri e falsi), oligarchi di vario taglio e talvolta qualche persona normale. Se Praga vuole assumere un ruolo simile dipende anche da quello che nei prossimi mesi può accadere a Kiev. E se Yulia Timoshenko dovesse uscire di prigione avrebbe già pronta la bella residenza del marito nei pressi di Lidice, a una ventina di chilometri da Praga.</p>
<p>(<em><a href="http://www.lettera43.it/politica/36086/ucraina-vendetta-da-regime.htm" target="_blank">Lettera 43</a></em>)</p>
<br />Filed under: <a href='http://esreport.wordpress.com/category/repubblica-ceca/'>Repubblica Ceca</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/category/ucraina/'>Ucraina</a> Tagged: <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/alexander-tymoshenko/'>Alexander Tymoshenko</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/bogdan-danylyshin/'>Bogdan Danylyshin</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/boris-berezovsky/'>Boris Berezovsky</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/eugenia-carr/'>Eugenia Carr</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/victor-yanukovich/'>Victor Yanukovich</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/yulia-tymoshenko/'>Yulia Tymoshenko</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/esreport.wordpress.com/4898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/esreport.wordpress.com/4898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/esreport.wordpress.com/4898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/esreport.wordpress.com/4898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/esreport.wordpress.com/4898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/esreport.wordpress.com/4898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/esreport.wordpress.com/4898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/esreport.wordpress.com/4898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/esreport.wordpress.com/4898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/esreport.wordpress.com/4898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/esreport.wordpress.com/4898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/esreport.wordpress.com/4898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/esreport.wordpress.com/4898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/esreport.wordpress.com/4898/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=4898&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>TONY E NURSULTAN, GROSSO GUAIO AD ASTANA</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Grazioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Kazakistan]]></category>
		<category><![CDATA[James Giffen]]></category>
		<category><![CDATA[Kazakhgate]]></category>
		<category><![CDATA[Nursultan Nazarbayev]]></category>
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		<category><![CDATA[Timur Kulibayev]]></category>
		<category><![CDATA[Toni Blair]]></category>

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		<description><![CDATA[È una vigilia elettorale molto agitata in Kazakistan, dove il 15 gennaio sono in programma le elezioni parlamentari. La repubblica dell’Asia centrale è stata scossa negli ultimi mesi dalla crisi economica che non ha risparmiato neppure questo Stato ricco di gas e petrolio. Paese di 16 milioni di abitanti, grande come mezza Europa da Lisbona [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=4894&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È una vigilia elettorale</strong> molto agitata in Kazakistan, dove il 15 gennaio sono in programma le elezioni parlamentari. La repubblica dell’Asia centrale è stata scossa negli ultimi mesi dalla crisi economica che non ha risparmiato neppure questo Stato ricco di gas e petrolio. Paese di 16 milioni di abitanti, grande come mezza Europa da Lisbona a Varsavia, il Kazakistan è stato sempre considerato l’anello più stabile della catena centroasiatica tra le ex repubbliche sovietiche. Eppure qualcosa ha iniziato forse a scricchiolare.<strong></strong></p>
<p><strong>Le tensioni sociali</strong> sono cresciute proprio nel settore energetico, con scioperi e <a href="http://www.lettera43.it/attualita/34188/kazakistan-scontri-in-citta-petrolifera-10-morti.htm" target="_blank">manifestazioni di protesta culminate qualche giorno prima di Natale con il massacro Zhanaozen</a>, nell’Ovest del Paese, a due passi dal Mar Caspio.<br />
Una quindicina di morti tra gli operai e centinaia di feriti dopo gli scontri con la polizia, che non ha esitato a usare le maniere forti in una situazione andata fuori controllo. Non è ancora chiaro cosa abbia innescato la scintilla, ma l&#8217;indagine aperta dalla magistratura kazaka contro le forze dell’ordine indica che qualche errore è stato fatto dall’alto. Intanto diverse persone sono state arrestate per aver iniziato i saccheggi e le devastazioni.</p>
<p><strong>Il <a href="http://www.lettera43.it/attualita/12264/nazarbayev-si-autoproclama-presidente.htm" target="_blank">presidente Nursultan Nazarbayev</a></strong>, che ha vietato a tutti i funzionari del governo, dei ministeri e dei dicasteri i viaggi all’estero per le vacanze delle feste di Capodanno, ha imposto lo stato di emergenza a Zhanaozen e le prime teste hanno già iniziato a rotolare. Sono infatti state tagliate quelle dei manager di alcune società petrolifere e dell’amministrazione locale della città. Ha dovuto lasciare il suo posto anche Timur Kulibayev, genero del capo di Stato (è sposato con Dinara Nazarbayev) e considerato uno dei suoi possibili successori. Una misura in realtà di facciata e diretta a tranquillizzare la piazza, visto che pur essendo stato formalmente allontanato dalla Samruk, Kulibayev rimane comunque al vertice delle altre tre più importanti aziende energetiche del Paese, tra cui il <a href="http://www.lettera43.it/economia/aziende/33945/eni-trovata-l-intesa-per-l-accordo-col-kazakistan.htm" target="_blank">colosso Kazmunaigas</a>.</p>
<p><strong>Fin qui la cronaca</strong>, che però offre diversi spunti di interpretazione, se si aggiunge anche la notizia che un gruppo di attivisti dell’opposizione extraparlamentare (in parlamento è rappresentato il solo partito, Otan, di Nazarbayev, in carica da 20 anni, cioè da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza da Mosca) ha chiamato in causa l&#8217;ex premier britannico Tony Blair, accusandolo di aver messo in qualche modo lo zampino in quello che sta accadendo in Kazakistan. In una lettera aperta intitolata <em>Sangue sulle mani di Blair</em>, pubblicata sul quotidiano <em>Respublika</em> e ripresa dal <em>Daily Mail</em>, l’ex premier britannico, diventato da qualche mese consulente di Nazarbayev, viene accusato senza troppi veli di voler ripetere ad Astana lo scenario già visto a Tripoli.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>«È noto che Blair fosse un consigliere</strong> del sanguinario dittatore Muammar Gheddafi», ha accusato la stampa kazaka, «che ha usato le armi contro i civili nel suo Paese per reprimere le rivolte. Lo scenario sanguinoso della Libia è stato ripetuto in Kazakistan. In tempo di pace ora la leadership kazaka ha aperto il fuoco e sparato contro cittadini inermi: tali metodi sanguinosi sono stati utilizzati nel nostro Paese da quando è diventato consulente del presidente». Gli oppositori di Nazarbayev hanno invitato Blair a dimettersi e cessare la cooperazione con il «regime criminale» e gli hanno imputato di aver mal consigliato il capo di Stato, rimasto inerme di fronte alle richieste degli scioperanti. «Perché negli ultimi sette mesi le autorità sono state sorde alle richieste dei lavoratori del petrolio? E perché hanno sparato ai propri cittadini?».<strong></strong></p>
<p><strong>Domande a cui probabilmente non ci sarà risposta</strong> non solo da parte inglese, ma nemmeno da quella kazaka. È certo però che l’esplosiva situazione ha acceso la miccia delle teorie complottistiche, da quelle che vedono appunto la <em>longa manus</em> di qualcuno che in Occidente vuole destabilizzare il Paese per colorarlo con la solita pseudorivoluzione, a quelle che vedono la regia stessa di Nazarbayev, pronto a un nuovo giro di vite in vista delle elezioni.<br />
<strong>DISORDINI ORCHESTRATI DALL&#8217;ALTO.</strong> Difficile districare la matassa ad Astana, dove da sempre decide il clan del presidente, corredato dai soliti scandali. Come il famoso «Kazakhgate», andato a lambire il presidente per una questione di bustarelle miliardarie pagate da un consulente americano, James Giffen, per conto di alcune compagnie petrolifere all’inizio degli Anni 90.<br />
Il nome di uno dei personaggi di allora, Rakhat Aliyev, ex marito di Gulnara, la prima figlia del presidente, rifugiatosi a Vienna, è tornato in ballo in questi giorni come uno dei possibili mandanti dei disordini, pilotati insieme con l’oligarca Mukhtar Ablyasov che a luglio ha ricevuto asilo politico a Londra.</p>
<p lang="de-DE">(<em><a href="http://www.lettera43.it/politica/35242/kazakistan-vento-di-rivolta.htm" target="_blank">Lettera 43</a></em>)</p>
<br />Filed under: <a href='http://esreport.wordpress.com/category/gran-bretagna/'>Gran Bretagna</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/category/kazakistan/'>Kazakistan</a> Tagged: <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/james-giffen/'>James Giffen</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/kazakhgate/'>Kazakhgate</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/nursultan-nazarbayev/'>Nursultan Nazarbayev</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/rakhat-aliyev/'>Rakhat Aliyev</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/timur-kulibayev/'>Timur Kulibayev</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/toni-blair/'>Toni Blair</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/esreport.wordpress.com/4894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/esreport.wordpress.com/4894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/esreport.wordpress.com/4894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/esreport.wordpress.com/4894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/esreport.wordpress.com/4894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/esreport.wordpress.com/4894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/esreport.wordpress.com/4894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/esreport.wordpress.com/4894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/esreport.wordpress.com/4894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/esreport.wordpress.com/4894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/esreport.wordpress.com/4894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/esreport.wordpress.com/4894/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/esreport.wordpress.com/4894/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/esreport.wordpress.com/4894/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=4894&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>SHEVCHUK PRESIDENTE, MIRACOLO A TIRASPOL</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 08:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Grazioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moldavia]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Alla Dzhioyeva]]></category>
		<category><![CDATA[Anatolij Kaminskij]]></category>
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		<category><![CDATA[Evgeny Shevchuk]]></category>
		<category><![CDATA[Ossezia del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Transnistria]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong>Ogni tanto succede qualcosa</strong> quando meno te lo aspetti. Soprattutto nello spazio postsovietico. Detto in breve: qualche settimana fa in Ossezia del Sud, la repubblica separatista georgiana che ha dichiarato l’indipendenza sostenuta da Mosca, le elezioni presidenziali sono finite nel caos con i due candidati – Anatoly Bibilov e Alla Dzhioyeva – che non sono riusciti a mettersi d’accordo sulla successione a Eduard Kokoity e si sono dati di fatto appuntamento a nuove elezioni all&#8217;inizio del 2012.</p>
<p><strong>Poi in Transnistria,</strong> altro lembo di terra non riconosciuto dalla comunità internazionale, il capo di Stato Igor Smirnov, in carica sin dagli anni Novanta, ha lasciato il passo all’ex presidente del parlamento Evgeny Shevchuk, che ha vinto le presidenziali con oltre il 76 per cento dei voti.<strong> </strong>Per Tiraspol sembra una specie di terremoto, visto che il padre padrone della Repubblica Moldava di Pridnestrovie (questo il nome ufficiale della Transnistria, autoproclamatasi indipendente nel 1990, prima della dissoluzione ufficiale dell’Urss) non è arrivato nemmeno al ballottaggio.</p>
<p><strong>In realtà</strong> i segni di una consunzione vi erano già stati (con il Cremlino che alla lunga ha ritenuto Smirnov un ostacolo verso la risoluzione del conflitto), ma che il passaggio di potere sia avvenuto in maniera tutto sommato tranquilla e democratica stupisce un po’, soprattutto vedendo quello che succede da altre parti. Shevchuk, che ha lasciato le briciole allo sfidante Anatolij Kaminskij, l’attuale speaker del Soviet Supremo, raccoglie un’eredità pesante e il suo compito principale sarà quello di contribuire alla soluzione del rebus del suo Paese: le trattative sullo status del Paese sono in stallo ormai da anni un piano condiviso da tutte le parti in causa (Moldavia, Russia, Ucraina, Usa e Unione Europea) non è stato ancora elaborato.</p>
<p><strong>Mosca ha annunciato</strong> che continuerà a collaborare con il nuovo capo di Stato, anche se forse avrebbe preferito la vittoria di Kaminskij. Rimane da vedere quanto si allenterà veramente il controllo di Smirnov sulle redini dell’amministrazione e dell’economia e quanto spazio autonomo si conquisterà Shevchuk. Il primo miracolo a Tiraspol è avvenuto, si attendono gli altri.</p>
<p>(<em><a href="http://russiaoggi.it/articles/2012/01/05/miracolo_a_tiraspol_14113.html" target="_blank">Russia Oggi</a></em>)</p>
</div>
<br />Filed under: <a href='http://esreport.wordpress.com/category/moldavia/'>Moldavia</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/category/russia/'>Russia</a> Tagged: <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/alla-dzhioyeva/'>Alla Dzhioyeva</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/anatolij-kaminskij/'>Anatolij Kaminskij</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/anatoly-bibilov/'>Anatoly Bibilov</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/eduard-kokoity/'>Eduard Kokoity</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/evgeny-shevchuk/'>Evgeny Shevchuk</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/ossezia-del-sud/'>Ossezia del Sud</a>, <a href='http://esreport.wordpress.com/tag/transnistria/'>Transnistria</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/esreport.wordpress.com/4880/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/esreport.wordpress.com/4880/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/esreport.wordpress.com/4880/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/esreport.wordpress.com/4880/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/esreport.wordpress.com/4880/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/esreport.wordpress.com/4880/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/esreport.wordpress.com/4880/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/esreport.wordpress.com/4880/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/esreport.wordpress.com/4880/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/esreport.wordpress.com/4880/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/esreport.wordpress.com/4880/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/esreport.wordpress.com/4880/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/esreport.wordpress.com/4880/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/esreport.wordpress.com/4880/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=esreport.wordpress.com&amp;blog=9041381&amp;post=4880&amp;subd=esreport&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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